News - Coro Milleluci & Virtual Ensemble

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1° International Choir Festival Trieste
11 novembre 2017




Benefici per chi canta in coro.


Secondo i ricercatori svedesi il coro, ora che i suoi benefici sono stati dimostrati scientificamente, potrà essere utilizzato in alcune terapie riabilitative e come supporto per la riduzione di alcuni tipi di dolore e dell'ansia. Chi fa parte di un coro probabilmente già lo sa: cantare insieme può essere un’esperienza positiva, non solo dal punto di vista psicologico, ma anche fisico. Questa sensazione di benessere può avere anche un fondamento scientifico? È la domanda che si sono posti i ricercatori svedesi dell'Università di Göteborg, che hanno studiato e analizzato le frequenze cardiache dei membri dei cori della città, e la risposta adesso è sicura: cantare in coro ha effetti benefici anche sul nostro fisico. La ricerca, pubblicata sulla rivista Frontiers in Neuroscience, dimostra che la musica ha effetti calmanti sul cuore, e  questi effetti aumentano quando si canta all’unisono con altre persone. Per lo studio i ricercatori hanno utilizzato degli elettrodi nell'orecchio dei cantanti, collegati a dei cardiofrequenzimetri: appena il coro inizia a cantare, il battito cardiaco dei singoli cantanti rallenta. Si tratta di una conseguenza del tipo di respirazione, che quando si canta viene maggiormente controllata e rallentata. Il canto, soprattutto quello in coro, è una sorta di "respirazione guidata" che modifica anche la funzione cardiovascolare Il musicologo Bjorn Vickhoff  , che ha guidato il progetto, spiega che il cuore rallenta il suo ritmo durante la fase di espirazione. Ma quello che ha più colpito i ricercatori è che in pochissimo tempo le frequenze cardiache dei coristi si sincronizzano tra loro. Le linee dei cardiofrequenzimetri, che durante le prime battute del canto registrano segnali molti diversi, iniziano rapidamente a disegnare una serie di picchi uniformi: una sorta di ritmo comune che segue il ritmo della canzone. Cantara fa bene al cuore: Quasi come se, lo sforzo dei cantanti per cercare una sincronia comune della voce, si rifletta anche sul fisico e quindi sul cuore.
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Musicisti amatoriali per grandi orchestre


Banchieri, professori, operai e impiegati. Studenti e pensionati. Tutti con uno strumento in mano in attesa dell'attacco del maestro dal podio. E la musica che li rende tutti uguali. E' il miracolo delle orchestre amatoriali: compagini sinfoniche composte da persone che, dopo anni di studio e magari con un diploma in mano, per varie ragioni non hanno fatto della musica la loro professione. Ma non hanno mai abbandonato la passione. Nel mondo, quella delle orchestre amatoriali finanziate dagli stessi musicisti è una realtà con numeri che hanno dello sbalorditivo (ma non in Italia - per i musicisti italiani pagare per suonare è considerata un'eresia). Quasi impossibile contare negli Stati Uniti le community orchestra, molte hanno una vera e propria stagione, accessibile gratuitamente o a prezzi popolari. In Giappone, nella sola Tokyo, ci sono oltre cento orchestre non professionali che tengono concerti settimanali o mensili. Nel nostro continente sono nell'ordine delle migliaia: la federazione delle orchestre amatoriali tedesche conta 720 membri. Nel Regno Unito tra sinfoniche e d'archi si contano 742 compagini. In Olanda sono oltre 250, in Repubblica Ceca un centinaio. In Svizzera sono quasi 200. In Italia? Poche. Pochissime. Difficile anche un censimento: non esiste federazione né rete, bisogna inseguire sul web tracce che appaiono e scompaiono.. Il basso numero delle orchestre amatoriali nostrane è segno degli annosi problemi che affliggono la cultura della musica in Italia ma anche dello storico discredito che la formazione strumentistica nel nostro Paese riserva a chi suona solo "per diletto".  "L'orchestra amatoriale è l'anello di congiunzione tra il pubblico e il professionismo" spiega il maestro David "i giovani studenti o neodiplomati qui possono trovare una palestra per la musica sinfonica. Ci sono poi persone diplomate che non hanno intrapreso la professione e hanno una voglia matta di fare musica... c'è chi non ha studiato in modo accademico ma ha grande passione.  Una delle tante testimonianze... "Suono da un paio d'anni, il mio primo brano è stata la Messa da Requiem di Puccini. Ma l'emozione della prima volta non passa: torna a ogni concerto."

 
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